In un contesto dove si possono cambiare infinite identità, tanto da vedersi attribuire ciò che in realtà non ci appartiene, come può non essermi venuto in mente, in oltre tre anni, di abbandonare questo mio Mattia Pascal per un nuovo, libero Adriano Meis, foglio bianco da iniziare da zero, opportunità qui possibile e nella vita vera spesso sognata? Forse è perché laislabonita non è mai stata fino in fondo un gioco, comunque mai una finzione nel senso opportunistico del termine. Forse perché io sono tante cose, tante contraddittorie cose, ma sono comunque quella che avete visto, quella che vedete, che scoprite di volta in volta con pazienza e curiosità. Sono quella ingarbugliata (perché la verità non è mai semplice), quella magari incomprensibile, certo mai anonima.
Questa sono io, questa è la Isla, che poi è solo un anagramma, un cambiare ordine agli addendi. Questa sono io, così come mi lascio vedere. Questo però no, non è più il posto per me. Vado. Ho voglia di quel foglio bianco. Di una risma, almeno. Vado. Mi disperdo nella rete, nel mondo, portando con me tutto ciò che ho trovato di prezioso in questo periodo. Mi perdo e mi ricreo nelle parole, nelle immagini, mi rinasce la coda nelle persone che ancora vedrò, leggerò, sentirò. Abbraccio le cose che mi piacciono, disperdo inutilità. Come una scultura che si libera di freddi e superflui pezzi di marmo. Come un paguro che cambia conchiglia, ma sempre di una conchiglia ha bisogno. Sceglierò la solitudine, anche. Chi mi conosce almeno un po’, di questo non si stupirà: non sono una fervente sostenitrice del genere umano, ma so entusiasmarmi davvero davanti ad alcuni esemplari, anche dentro a un silenzio. Perché io sono Lisa (Isla): sempre fedele a me stessa e a me stessa mai uguale. Questo posto immaginario è scaduto. Finito è una parola impossibile da usare. Questo è il fu Tutto fra Poco.